CONFERENZA DEI SERVIZI CGIL NUORO

Martedì 06 Novembre 2012 01:00 Ufficio Protocollo
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CONFERENZA DEI SERVIZI CGIL NUORO
Hotel Grillo - 06 novembre 2012

Relazione Segretario Generale, Salvatore Pinna

 

Rilancio della rappresentanza, ottimizzazione delle risorse, ma soprattutto attivazione del proselitismo e del reinsediamento nel territorio, organizzazione puntuale, moderna, flessibile, adeguata al mondo del lavoro che cambia; questi sono i punti cardine del nuovo modello CGIL.

Processo organizzativo che deve scaturire attraverso una riforma graduale ma necessariamente rapida.
Una vera rivoluzione del nostro modo di essere, pensare e operare che nasce da una profonda riflessione dell’intera organizzazione, dovuta anche, ma non solo, al cambiamento in atto nel mondo del lavoro, all’evoluzione del sistema economico e sociale dell’intera nostra società.
Questi cambiamenti in atto hanno prodotto anche nella CGIL una crisi economica ma anche di valori e di rappresentanza.
Ecco allora, Compagni e Compagne, la necessità di dare tutela e futuro ai nuovi bisogni, alle criticità a cui dobbiamo far fronte mettendo in cantiere nuovi strumenti organizzativi, moderni, concreti e lungimiranti.
Per queste considerazioni ritengo che sia arrivato il momento di superare la struttura organizzativa attuale, pena la decadenza e quindi la sopravvivenza della vita stessa della CGIL, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.
La modernizzazione delle nostre strutture deve essere quindi al centro di questa Conferenza Regionale dei Servizi.
Tutti i compagni, nessuno escluso, si devono sentire partecipi a questo processo di trasformazione, partendo tutti dal presupposto che la CGIL fonda le sue fondamenta su due pilastri fondamentali: quello politico/sindacale e quello sui servizi; ognuno con le proprie caratteristiche e specificità, ma entrambi indispensabili per reggere l’intera struttura confederale.
Partiamo quindi dall’ottimizzazione delle risorse economiche ed umane per rendere più attenta e puntuale la presenza del sindacato.
Dobbiamo essere capaci di avvicinare tutti quei lavoratori che operano in realtà a noi lontane, a volte sconosciute, lavoratori che non possono essere lasciati soli e senza tutele.
Ad oggi il nostro modello organizzativo e di adesione alla CGIL è basato prevalentemente sul lavoro pubblico, sulle costruzioni, sul territorio e su quello agricolo – industriale.
Settori purtroppo in gran parte ridimensionati dalle crisi in atto, in particolare nella nostra provincia, a causa della cessazione di alcuni stabilimenti, di fallimenti di parte delle aziende.
Motivazioni che hanno una ricaduta negativa per la nostra Organizzazione, con un netto calo delle quote delega, perché a un calo dei lavoratori attivi corrisponde purtroppo un calo delle risorse certe e quindi una contrazione dell’attività sindacale nel territorio.
Per questo, gioco forza, siamo costretti a mettere in cantiere risposte organizzative certe ed immediate per proiettare la CGIL in una nuova dimensione che coinvolga la periferie della nostra provincia, in modo da intercettare i bisogni dei lavoratori, andando loro incontro per, tutelarli ed organizzarli.
Non possiamo e non dobbiamo limitarci a operare solo nella sede della CdL, ma dobbiamo uscire dalla “cittadella” per ricostruire e riorganizzare l’attività delle Camere del Lavoro zonali, di Macomer, Siniscola, Sorgono e di alcune sedi comunali strategiche per l’economia del territorio, quali, ad esempio, Orosei. Per fare questo dobbiamo puntare sulla formazione sindacale, allevando nuove leve di delegati giovani che diventeranno i futuri dirigenti dell’Organizzazione.
Delegati – Dirigenti in grado quindi di affrontare a tutto campo le sfide del mondo del lavoro.
Apriamo le nostre strutture, apriamole ai bisogni e alle necessità dei cittadini utenti, intercettiamo le loro richieste di aiuto, trasformandole in vertenze collettive per il riscatto di un intero territorio attraverso la loro adesione convinta al sindacato.
Un progetto ambizioso, difficile ma necessario, a cui devono contribuire le categorie, nessuna esclusa.
La sinergia di tutti per costruire una nuova CGIL; questo deve diventare per noi la nuova parola d’ordine, il prossimo obiettivo da concretizzare.
Collaborazione e partecipazione di tutti al governo della CdL.
La nuova organizzazione adeguata ai cambiamenti e alle nuove forme di tutela e rappresentanza presenti all’interno della società. Andiamo incontro ai giovani, agli anziani, ai precari, ai lavoratori stagionali, agli emigrati; creiamo uno spazio per i disoccupati dove possano collaborare e lottare con noi per la crescita e per il futuro.
Tutti soggetti che difficilmente si rivolgono presso le nostre sedi e se non si avvicineranno loro,  saremo noi ad accostarci in modo solidale a loro.
A mio parere, a differenza della politica, non esiste se non in modo superficiale una crisi di fiducia ne sindacato, nel nostro in particolare, siamo ancora in tempo per superare in positivo questo momento di crisi, basti pensare che questa CdL seppure privata di parti importanti del territorio, si avvia ad avere un numero di iscritti che si avvicina al numero di iscritti corrispondenti al tempo della “vecchia provincia”.
Torniamo a essere vicini alle persone nei luoghi di lavoro e nel territorio, dove cresce il bisogno, dove impera la solitudine e l’individualismo; noi dobbiamo essere lì presenti, pronti a intervenire per dare certezza e tutele per organizzare il lavoro, le sue centralità, il suo valore, per trasformare la tutela singola in un collettivo che cresce e che prende consapevolezza della propria forza ed importanza.
Dobbiamo essere lì dove nasce il sopruso, il non rispetto dei diritti, delle sicurezze, lì dove nasce il malessere per combattere l’impoverimento di intere popolazioni, dovuto ad anni di assenza dello Stato e del malgoverno.
Lì per organizzare le lotte, per infondere coraggio per il futuro, per costruire un nuovo progetto di società basato sul rispetto e sui diritti della persona e non sul profitto e sull’abuso.
La nostra CdL deve perciò affrontare direttamente nel campo queste problematiche sociali, razionalizzando e spendendo le risorse economiche ed umane in modo direttamente proporzionale ai cambiamenti in atto.
Abbiamo di fronte a noi un duplice obbiettivo: conservazione e ringiovanimento della nostra forza lavoro e abbattimento per quanto è possibile dei costi di gestione, ma soprattutto di eventuali sprechi.
Pertanto, vi propongo un nuovo patto di solidarietà per avviare la costruzione di una nuova CdL aperta, solidale con tutti, che abbia la confederalità come obiettivo da estendere.
Riscopriamo valori per certi versi assopiti, quali il volontariato e la militanza. Per questo dobbiamo “cantierare” dei corsi di formazione sindacale per i giovani e le giovani delegate.
Una nuova realtà dove tutti possano partecipare e condividere il progetto e i relativi obiettivi di crescita e rappresentanza, senza strafare e senza fare i “passi più lunghi della gamba”, ma con la consapevolezza che passo dopo passo, con cautela, centellinando le risorse, dobbiamo raggiungere un nuovo equilibrio economico-organizzativo che ci permetta di lavorare e fare sindacato con maggiore serenità.
Un collettivo forte, basato sulla solidarietà fra soggetti e categorie, sulla confederalità un Organismo flessibile, una Camera del Lavoro sempre in movimento, ma mai statica, monolitica con lo sguardo rivolto al passato.
Più rappresentanza quindi, per ottenere le risorse necessarie per mirare al miglioramento della qualità della vita e delle condizioni di lavoro, per garantire diritti, tutela e sicurezza nei posti di lavoro.
Tutti uniti per essere capaci di dare voce alle nuove figure professionali che si affacciano sul mercato del lavoro, per combattere strenuamente chi li sfrutta e li esclude.
Non esiste, non può esistere un modello unico nella gestione delle Camere del Lavoro, ancora meno per i territori di competenza.
Dobbiamo tener conto delle diversità, delle particolarità e delle specificità economiche e sociali esistenti e delle ulteriori possibilità e vocazioni di sviluppo. In tempi molto brevi, provvederemo a organizzare le CdL Zonali, partendo dai loro bisogni e necessità.
Quindi, autonomia, decentramento, solidarietà, confederalità, modernità, rappresentanza, proselitismo e competenza.
Abbiamo una grande occasione per costruire queste risposte, che siano all’altezza dei tempi e della crisi in atto.
Tutto questo è un dovere e un impegno per tutti i Dirigenti Sindacali, Funzionari e Operatori dei Servizi, insieme per un solo obiettivo primario: Costruire la CGIL del Futuro .
Una CGIL in grado di affrontare i gravi problemi economici e sociali che attanagliano la nostra provincia, più diritti e maggiori tutele, più risorse per rilanciare l’intera economia e creare nuovi posti di lavoro.
Questo è il ruolo che ci siamo dati; ecco ciò che la nostra gente si aspetta, non deludiamoli.
Per queste motivazioni, ma non solo, condivido totalmente e sostengo il Documento sui Servizi della CGIL Regionale; esso sta alla base di una riflessione che deve essere chiara, sincera e proficua di tutto il corpo dirigente, che ha il coraggio di mettere in discussione un modello organizzativo vecchio e superato ma che per decine di anni ha formato la coscienza e la consapevolezza del ruolo e della centralità del lavoro per migliaia e migliaia di lavoratori, ma che oggi purtroppo non è più idoneo per affrontare le nuove sfide che ci attendono.
Basti pensare alla mole di lavoro, all’impegno erogato giorno per giorno dai nostri operatori che non lesinano risorse e impegno per far fronte alle richieste, ma a questo sforzo, purtroppo oggi, non corrisponde una crescita proporzionale in termini di consenso e di rappresentanza, ancora meno di risorse economiche, che per effetto di alcune discutibili riforme da un lato demandano ai servizi maggiori compiti e dall’altro ne riducono le risorse.
Un attacco viscerale e sconsiderato contro il movimento sindacale confederale. Attacco da respingere con forza, perché vuole distruggere le tutele, le garanzie e i diritti acquisiti.
La spendita di risorse per ripianare anno dopo anno il deficit creato dai servizi, in particolare il Patronato INCA, che ricordo - eroga un servizio generale e gratuito -, ha superato oramai ogni soglia di salvaguardia; dobbiamo porvi rimedio.
Aumenta la richiesta ma si riducono le risorse disponibili, perché è diminuita la tutela collettiva ed è aumentata a dismisura quella individuale, in maniera tale che mette in crisi la nostra capacità di offrire servizi all’altezza dei compiti dati.
In sostanza aumentano le pratiche non “campionabili” statisticamente  a scapito di quelle non remunerate dallo Stato; un aggravio di costi che, compagni, con tutta sincerità questa Camera del Lavoro non può più sopportare.
Le risorse non sono inesauribili, al contrario, l’aggravio di costi di gestione crea un disavanzo che ci impone la spendita di risorse economiche a scapito dell’attività complessiva dell’organizzazione.
Non siamo perciò nelle condizioni di svolgere attività politico-sindacale, né di fornire progetti di crescita e formazione, obbiettivi necessari per dare stabilità e concretezza ai compiti a cui sono chiamati.
Così, compagni non possiamo e non dobbiamo andare avanti; affrontiamo e risolviamo insieme queste problematiche.
Partiamo da questo impegno, da qui, per rilanciare e costruire un nuovo modello organizzativo dei servizi, più flessibile e moderno, più produttivo e meno dispendioso, un progetto che mira ad accorparli in un’unica realtà, nel rispetto delle competenze specifiche, gestite e coordinate dalla regia della Camera del Lavoro.
Per l’attuazione di questo progetto, si devono sentire partecipi a tutto campo gli operatori: operatori e al contempo militanti, impegnati a rendere un servizio migliore e completo, tenendo in maggior conto rispetto al recente passato, l’utilizzo corretto e razionale delle risorse a loro disposizione.
Se così non fosse compagni, lancio un accorato grido di allarme, non saremo in grado - malgrado la nostra volontà - di mantenere in essere tutti i posti di lavoro.
Lavorate quindi e collaborate in modo sinergico con la CdL affinché il progetto di riforma vada in porto, altrimenti, lo ripeto, saremo condannati al declino e i primi a soffrire di questa crisi sarebbero i servizi.
Non è la nostra volontà, anzi al contrario ci dobbiamo impegnare per estenderli e migliorarli, impegnando le risorse, per avere però maggiori ricadute in termini di iscritti, di visibilità e di organizzazione.
I servizi devono essere uno dei veicoli di trasporto della CGIL che oltre a conservare l’egemonia della rappresentanza nel territorio, estende la sua importanza e il suo modo di contare e pesare nella società nuorese.
Per questo, propongo che voi  condividiate da subito che di queste problematiche  sia  investita direttamente non  solo la CdL e i servizi ma le Federazioni di Categoria.
Ad esse chiediamo un impegno sinergico economico-solidale per farsi carico, insieme alla Confederazione della gestione dei servizi.
Impegno proporzionato ai risultati ottenuti, agli obbiettivi dati per gestire non  solo il disavanzo ma per ammodernare le strutture, per renderle più accoglienti, facendo dell’ospitalità e dell’accoglienza e della capacità di capire i bisogni e i disagi del mondo del lavoro, impegni propri.
RIORGANIZZAZIONE. Diventa la parola d’ordine e impegno primario per tutta la CGIL.
Investire perciò in modo razionale per ottenere una maggiore produttività e una migliore qualità dei servizi resi.
Per questi motivi bisogna allargare e completare, re-inventare le procedure di lavoro erogando una gamma di servizi completi che spazino dalle tutele, ai bisogni, ai diritti, alla condivisione delle richieste, con uno sforzo maggiore per capire e rispettare, fare propri i disagi di una marea di cittadini utenti che hanno visto di anno in anno peggiorare la qualità della vita, la contrazione dei diritti acquisiti.
Situazione drammatica che mette a repentaglio il futuro di un’intera generazione di giovani.
Per tutto ciò espongo di seguito, seppure in modo parziale e incompleto - convinto che contribuirà il dibattito a riempire di contenuti, eventuali lacune -,  il modello organizzativo che ci proponiamo di costruire; un modello che rispetta il documento politico – regionale sui servizi, un modello organizzativo che ovviamente va calato nello specifico di ogni CdL.
Vi espongo di seguito la traccia del documento, in che modo, con quali risorse, quali servizi, quali sono i punti di eccellenza e quelli di caduta del sistema dei servizi esistente presso la CGIL della provincia di Nuoro, intendiamo realizzare.

PATRONATO INCA
Il Patronato INCA svolge un compito di primaria importanza nel nostro territorio, eroga un servizio indispensabile e serve ogni giorno centinaia e centinaia di utenti, ognuno, con una problematica diversa.
Oggi bisogna riorganizzare il servizio perché, così com’è non risulta in grado di raggiungere l’obiettivo sia quello di diminuire il  disavanzo e renderlo accettabile che quello di migliorare il servizio reso.
Dobbiamo riflettere e capire fino in fondo quali risorse impegnare, e quali  tipologie di servizi garantire in modo primario, quali siano le pratiche da privilegiare, oppure se dobbiamo garantire principalmente i nostri iscritti e successivamente gli altri utenti.
Oppure, cosa questa che personalmente condivido, dare la stessa importanza a tutti, differenziando l’iter burocratico, indirizzando questi ultimi in un unico ufficio gestito magari da personale volontario in possesso dei requisisti formativi necessari.
Penso in questo caso al contributo fattivo e indispensabile dato dallo SPI CGIL.
Diventa ormai indispensabile integrare e rendere sinergici i servizi resi dal Patronato con quelli fiscali resi dal CAAF, coinvolgendo in un secondo momento anche gli altri servizi, in modo da incrociare i dati e completare l’anagrafe degli iscritti, evitando in questo modo, inutili doppioni, con spendita di risorse economiche e umane.
Solo in questo modo potremo avere una fotografia reale dei nostri iscritti, della possibilità di fare proselitismo attraverso il decentramento nel territorio; saremo in grado di rivolgerci direttamente a loro, in modo che possano conoscere la CGIL, i Servizi e  le Tutele messe a loro disposizione.
Ovvio che per far funzionare a regime tutto il sistema, c’è bisogno di una cabina di regia che faccia capo necessariamente alla Camera del Lavoro, ove, fatte salve le competenze specifiche demandate ai responsabili dei servizi, gestisca e coordini le politiche, i progetti formativi, il proselitismo, la raccolta dati, obiettivi e risultati da conseguire le sedi da attivare, gestione delle risorse economiche e umane.
Ecco l’importanza della “Confederalità”; senza di essa, ripeto, nessun progetto collettivo potrebbe essere portato a compimento se non scatta la molla della solidarietà e dell’  “essere un unico collettivo”.
Univoca politica e valori da difendere ed estendere sugli strati sociali meno abbienti.
Lancio perciò un grido in allarme, ricordando a tutti voi ma anche a me stesso che il deficit economico attualmente contratto dal Patronato INCA, che nel 2011 ha superato la somma di 90.00 €., non è più sostenibile.
Da anni, infatti, ripianiamo questi disavanzi a scapito del lavoro politico, perciò non è più accettabile, ancora meno sostenibile, continuare ad operare in tal senso.
Dobbiamo e vogliamo tutti insieme saper porvi rimedio, affrontando finalmente lo stato passivo.
Perché da un lato dobbiamo razionalizzare le risorse, contemporaneamente dobbiamo allargare la gamma dei servizi offerti, creando, come dicevo in premessa, una corsia preferenziale che utilizzi gran parte degli operatori per dare risposte, sia ai nostri iscritti, dando priorità alle pratiche “statisticabili”  nel contempo gli altri operatori si occuperanno anche in collaborazione del personale volontario messo a disposizione dello SPI (previa formazione professionale), utilizzando  i delegati dei servizi e i collaboratori INCA, ma non solo, delle pratiche sociali e dei lavoratori non iscritti, chiedendo l’adesione sindacale. Questa è la strada da percorrere.
Il Patronato ogni anno, come dimostrano i grafici a vostra disposizione, attiva circa 4.000 deleghe, che vanno alle categorie, senza che la CGIL abbia un minimo di risorse di ritorno per coprire le spese di gestione.
Per quanto sopra, il disavanzo INCA, non possiamo accollarcelo solo come CdL, ma ci deve essere obbligatoriamente il contributo economico di tutte le categorie.
Il metodo da adottare per ripianare il disavanzo per poi renderlo accettabile, è portarlo gradualmente in pareggio, deve essere un sistema misto ove concorrono sinergicamente alcuni fattori, in particolare la rappresentatività, il numero delle deleghe ricevute, progetti-obiettivo legati a risultati decisi dagli Organismi Dirigenti.
Saranno previste delle norme di salvaguardia per quelle categorie che fermo restando i principi, potranno essere escluse, perché in sofferenza economica e perciò non in grado di ottemperare agli impegni in precedenza decisi.
Con altrettanta chiarezza mi rivolgo agli operatori INCA: entrate nell’ordine di idee che obbligatoriamente ai costi da noi sopportati, da subito dovrà corrispondere una ricaduta positiva in termini di produttività.
Certo vista la conformazione, la viabilità del territorio, lo scarso bacino d’utenza e la composizione sociale degli abitanti, le conseguenze della riforma della Fornero sulle pensioni, comporta un attacco verso il Patronato con una riduzione graduale del numero delle pratiche “statisticabili” e delle tariffe di rimborso.
A questo punto diventa essenziale la collaborazione con le categorie, in particolare con lo SPI, che per la sua vocazione sociale, dia un apporto a carattere permanente, per contribuire alla cernita delle pratiche di disoccupazione e agli strumenti di sostegno del reddito, avviando il proselitismo e liberando gli operatori da queste incombenze in modo da dar loro la possibilità di espletare le pratiche remunerative.
Raggiungere questi obiettivi non sarà facile, ma dobbiamo provarci.
Mi aspetto perciò da voi la massima partecipazione, convinta e determinata affinché nella gestione del Patronato si avvii un’inversione di tendenza.
Bisogna aumentare il numero di pratiche, in particolare in alcuni settori inesplorati o poco rappresentati, quali il Pubblico Impiego, i Corpi Militari, la Polizia, INAIL, settore artigiano, settore bancario, fondi di previdenza e TFR.
Operatori, funzionari, militanti, allo stesso tempo, impegnati a tutto campo per il progetto di ridisegnare il servizio, trasformando gli operatori specifici in operatori promiscui.
Accoglienza, cordialità, comprensione, sorriso, conoscenza, concretezza, questi sono i fattori di comportamento e di lavoro che ci permettono di portare a compimento gli obiettivi che unitariamente ci siamo dati.

CAAF
Il servizio fiscale espletato dal CAAF CGIL, una società di proprietà dell’Organizzazione, rappresenta una vetrina importantissima per l’economia e la visibilità della CGIL.
Per certi versi, i suoi problemi sono simili a quelli del Patronato, anche se ad onor del vero non sussistono fino a oggi, criticità di carattere economico, altra cosa è l’Organizzazione e la gestione dell’ufficio, che di fatto rischia la paralisi operativa a causa della scarsa logistica, degli strumenti di lavoro non adeguati e per una non corretta gestione dell’afflusso degli utenti e del conseguente carico di lavoro elevato.
Inoltre la situazione organizzativa tende a peggiorare nelle sedi periferiche dove affronta le stesse problematiche in perfetta solitudine, un solo operatore.
Aumenta di fatto a dismisura la mole di lavoro a scapito delle risorse introitate.
In realtà fino ad oggi, è mancata in parte la regia e spesso il servizio viene visto come un corpo estraneo all’Organizzazione.
Tutto ciò necessità di una completa e radicale trasformazione.
A breve, in collaborazione con il CAAF Regionale, provvederemo a ristrutturare i locali ampliandoli e rendendoli più accoglienti e funzionali, mettendo a norma gli impianti, dotandoli di strumenti, con le postazioni di lavoro riservate affinché sia tutelata la privacy.
Non possiamo rischiare che la tempistica e i disagi organizzativi creati all’utenza e agli iscritti in particolare, possano creare malumori e proteste, addirittura cancellazioni dal sindacato.
Sarebbe il caso di dire “dopo il danno la beffa”.
Certo è che non possiamo chiedere umanamente più lavoro agli operatori, non  sarebbe fisicamente possibile, perché hanno dato il massimo.
Sarà nostro compito mettere tutte loro in condizioni di operatività migliori. Rispetto al recente passato, c’è bisogno di una correzione di rotta.
L’accoglienza, quindi anche in questo caso diventa essenziale, ma non basta; bisogna canalizzare e regolamentare i flussi, distribuendo un carico di lavoro sostenibile per operatore.
Si dovrà mettere in cantiere un sistema di prenotazioni dando priorità agli iscritti e alle pratiche rilevanti (senza trascurare i bisogni di tutti gli altri utenti) e sarà opportuno inoltre che gli utenti presenti nei nostri uffici facciano la fila numerata all’interno di una sala d’aspetto ergonometrica.
La CdL in sinergia con la coordinatrice del servizio metterà a punto un Piano Tecnico di Lavoro che scaturisca dall’esperienza maturata negli anni dagli operatori, in particolare consolidare ed estendere la collaborazione con lo SPI CGIL.
Tale progetto concepito unitariamente dovrà in seguito essere portato all’attenzione e quindi fatto proprio dal CAAF Regionale.
Operatori CAAF, fatevi coraggio, fatevi avanti, integratevi e sentitevi parte di questa grande organizzazione.
Voi erogate un servizio di primaria importanza, utile e indispensabile per tutta la CGIL.

FEDERCONSUMATORI
La Camera del Lavoro inoltre garantisce l’apertura dell’ufficio della Federconsumatori, che tutela i cittadini consumatori.
Finora opera con un solo operatore volontario che garantisce l’apertura dell’ufficio in modo saltuario.
Abbiamo perciò la necessità di incrementare la presenza e la qualità del servizio rafforzandolo con un altro operatore volontario. Avremo in questo modo maggiore produttività, maggiori risorse e la possibilità di intercettare il consenso degli utenti.
In breve tempo porteremo a completamento anche gli altri servizi, sia il SOL, che si occupa dell’orientamento al lavoro, compito importante perché ci da la possibilità di avvicinare i giovani al sindacato; sia il SUNIA, che fino a oggi è stato coperto sempre in modo saltuario da me personalmente, mentre per il futuro ci avvarremo delle prestazioni  di un altro volontario.
Esperienza, ripeto, quella del lavoro volontario, positiva, da estendere e regolamentare.
Come riteniamo estremamente positiva l’attività di tutela per gli anziani da parte dell’AUSER e dei nostri delegati negli enti bilaterali e negli enti previdenziali.

UFFICIO VERTENZE / LEGALE
Quest’ufficio garantisce  un altro servizio fondamentale per stessa vita organizzativa della CGIL, garantendo in modo efficace tutela sindacale e tutela legale.
L’ufficio impiega come consulenti e affida loro le vertenze previa firma della convenzione richiesta ad alcuni giovani avvocati che ci garantiscono una tutela efficace senza che ci siano ripercussioni economiche onerose per gli utenti.
Il servizio, per garantire maggiore copertura e maggiore tutela, dovrà essere esteso a tutte le CdL zonali.
Garantisce un servizio a tutti i lavoratori iscritti e non iscritti ed è un veicolo importante del proselitismo, visto anche l’obbligo legislativo di iscrizione al sindacato.
Fino ad oggi l’Ufficio Vertenze eroga il servizio in forma del tutto gratuita, cosa non più fattibile nel futuro, perché saremo costretti a chiedere agli utenti, una somma da quantificare, differenziandola tra iscritti e non iscritti.
Con le risorse aggiuntive, finanzieremo gli uffici periferici.
Non appaia superfluo il fatto che l’Ufficio Vertenze viene gestito da personale volontario, a dimostrazione di quanto sia importante e basilare il loro utilizzo anche negli altri servizi.
Resta da garantire solo un’apertura qualificata, magari in collaborazione con alcune categorie di riferimento, la FILCAMS in particolare, per gli emigrati, che di fatto rappresentano una parte importante del lavoro povero e dequalificato; a volte sommerso senza tutele e senza diritti di questa nostra società.
Per portare a compimento questo “disegno” come afferma il documento regionale, di cui non appaia superflua la ripetizione, condivido sia gli aspetti politici ma soprattutto le direttive che devono servire da guida per portare a compimento la nuova stagione dei servizi rispetto al mondo del lavoro che cambia in modo repentino.
Abbiamo bisogno di un cambiamento anche culturale, urgente, significativo. Dobbiamo creare una nuova figura professionale, quella del Delegato dei Servizi, che sia in possesso di una formazione sindacale e conoscitiva delle tematiche del lavoro e dell’assistenza, da impegnare in prima linea nei posti di lavoro, in stretta collaborazione con i servizi: tutela in tempo reale!
Il decentramento e la presenza costante nelle aziende, ne sono certo, avrà una ricaduta positiva sulla produttività e contribuirà alla crescita in tutti i sensi, per la CGIL e di fatto, decongestionerà l’afflusso presso i nostri uffici.
Dobbiamo far conoscere non solo agli iscritti ma a tutti i cittadini, dove lavoriamo, dove siamo fisicamente presenti, quali servizi e tutele  eroghiamo.
Facciamoci pubblicità noi stessi; facciamoci conoscere ed apprezzare.
Tutti gli utenti che entrano nelle nostre strutture devono provare sensazioni positive, accoglienza immediata che diventa valore aggiunto al lavoro svolto e di conseguenza adesione convinta; perché Compagni e Compagne, un lavoratore che è ben accolto, diventa una adesione certa.
E voi ben sapete quanto bisogno abbiamo del proselitismo.
E solo con la crescita degli iscritti avremo l’opportunità di incrementare le scarse risorse a nostra disposizione.
Molto è stato fatto, moltissimo resta ancora da fare per rendere più belle e più accoglienti le nostre sedi.
Proprio per questi motivi lancio un appello ai compagni Segretari di Categoria, affinché rispettino le direttive che ci siamo dati, quando unitariamente abbiamo deciso di acquistare i nuovi locali.
Provvedete, chi non lo avesse ancora fatto, immediatamente a versare le quote di vostra pertinenza. Rispettiamo tutti le regole e gli impegni presi, non si possono raggiungere gli obiettivi dati senza il contributo sinergico di tutti voi, ripeto, nessuno escluso.
Noi siamo un grande e complesso collettivo che discute, si divide, magari litiga, ma quando arriva il momento di “fare quadrato intorno alla CGIL”, lo si fa con immediatezza, convinti.
Pertanto nuove strategie di lavoro in cui concorrono sia gli aspetti logistici che quelli delle risorse economiche e umane, come impegno unitario.
Rispetto a questo, abbiamo presentato alla CGIL Nazionale alcuni progetti-obiettivo, riferiti in particolare al reinsediamento e al proselitismo, all’anagrafe degli iscritti, al decentramento territoriale, in particolare all’attivazione delle Camere del Lavoro Zonali, spero vengano accettati e finanziati.
In conclusione, dobbiamo aumentare la nostra rappresentanza attraverso l’ottimizzazione delle risorse, avendo più iscritti, ritornando nei territori per essere vicini ai bisogni dei lavoratori; una nuova organizzazione per erogare servizi e tutele riferiti soprattutto a livello individuale.
Questa è la richiesta principale, domanda in continua crescita.
In sostanza, care compagne e compagni, il fine ultimo di questa Conferenza è il rilancio dell’attività a tutto campo della CGIL, coprendo tutta la gamma dei servizi e delle politiche sindacali.
Un modello che dopo la fase sperimentale credo che sarà in grado di funzionare meglio del passato coinvolgendo ed avvicinando tutto il mondo del lavoro con un occhio di riguardo ai giovani, ai precari, alle donne, agli anziani e agli emigrati.
Coniugare quindi le nuove esigenze di tutela e di rappresentanza con la razionalizzazione delle risorse, questo sarà il nostro “banco di prova” essenziale per una CGIL che vuole continuare ad essere un sindacato generale, capace di affrontare i cambiamenti in atto, una ritrovata solidarietà e la conferma della Confederalità; beni assoluti, non solo da conservare ma da estendere e sviluppare.
Governo serio, corretto, puntuale delle risorse economiche ed umane per essere ancora protagonisti diretti del cambiamento per la democrazia, per rappresentare i valori e la centralità del lavoro, per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Vicini per coniugare positivamente la tutela individuale con quella collettiva e la rappresentanza di tante persone escluse e messe ai margini di questa società, per costruire un nuovo mondo che consideri il futuro delle persone come il bene più prezioso.

Grazie per l’attenzione

Buon Lavoro

          Salvatore Pinna